La paura appartiene alla vita. Protegge, mette in allerta, invita alla prudenza e, in molte situazioni, svolge una funzione preziosa. Il problema nasce quando smette di segnalare un pericolo reale e comincia invece a condizionare le scelte, a rallentare i progetti, a convincere una persona che sia meglio rinunciare prima ancora di aver provato.
Molte rinunce, infatti, non nascono dalla mancanza di desiderio, di capacità o di risorse, ma dalla paura di ciò che potrebbe accadere. Si teme di sbagliare, di perdere denaro, di essere giudicati, di esporsi, di cambiare lavoro o di prendere una decisione che gli altri potrebbero non comprendere. A volte si teme perfino il successo, perché riuscire significa uscire da una posizione conosciuta ed entrare in una dimensione nuova, più visibile e inevitabilmente più esposta.
Per questo il primo passo per superare una paura non consiste nel combatterla, ma nel comprenderla. Occorre domandarsi da dove provenga, se sia legata a un pericolo concreto oppure a una previsione, a un’esperienza passata, a un fallimento, a un messaggio ricevuto in famiglia o a una convinzione costruita negli anni. Molte persone, per esempio, sono cresciute sentendosi ripetere che rischiare è pericoloso, che è meglio accontentarsi, che il denaro va soltanto conservato, che esporsi porta problemi. Quelle frasi, con il tempo, possono diventare una sorta di voce interna che continua a parlare anche quando la realtà è cambiata e la persona possiede ormai strumenti, competenze ed esperienza sufficienti per scegliere diversamente.
Ma non tutte le paure arrivano dall’interno. Esistono anche pressioni esterne che possono diventare molto forti proprio nel momento in cui una persona comincia a crescere. Chi prende iniziative, investe su se stesso, studia, viaggia, cambia, apre un’attività o decide semplicemente di vivere in maniera più autonoma diventa più visibile. E la visibilità non sempre genera ammirazione. Talvolta genera critica, svalutazione o tentativi di ridimensionamento.
Succede spesso che chi non riesce a compiere determinate scelte guardi con sospetto chi invece le compie. Chi investe può sentirsi dire che spende troppo, chi rischia che è irresponsabile, chi cambia che è incostante, chi cresce professionalmente che è troppo ambizioso. Non significa naturalmente che ogni critica sia frutto di invidia o debba essere ignorata, ma diventa importante imparare a distinguere un’osservazione utile da una svalutazione. Non tutte le opinioni hanno lo stesso peso e non tutte provengono da persone che possiedono gli strumenti per comprendere realmente la strada che qualcun altro sta percorrendo.
Per molte donne questo tema assume una rilevanza particolare. Ancora oggi una donna autonoma, determinata, economicamente indipendente, capace di investire su se stessa e di prendere decisioni importanti può essere osservata e giudicata con maggiore severità. Se lavora molto può essere accusata di trascurare altro, se guadagna viene talvolta percepita come eccessivamente ambiziosa, se è sicura può essere definita arrogante, se esita fragile. In questo terreno diventa ancora più importante costruire una propria misura interna, capace di distinguere ciò che serve davvero alla crescita da ciò che invece ha soltanto l’effetto di restringere lo spazio personale.
È proprio qui che il coaching può diventare uno strumento utile. Non elimina la paura e non promette di cancellare l’incertezza, ma aiuta a osservare ciò che sta accadendo con maggiore chiarezza, a riconoscere le convinzioni limitanti e soprattutto a trasformare un problema percepito come enorme in una serie di passi concreti e affrontabili. Raramente una paura importante viene superata con un gesto improvviso. Molto più spesso si procede gradualmente, facendo qualcosa che fino al giorno prima sembrava difficile ma che oggi appare possibile.
Una persona che teme di parlare in pubblico può iniziare davanti a poche persone. Chi desidera cambiare lavoro può cominciare esplorando nuove opportunità senza lasciare immediatamente quello attuale. Chi vuole avviare un progetto può sperimentarlo in piccolo prima di investirvi completamente. Ogni passo produce un’esperienza nuova e ogni esperienza modifica lentamente la percezione che una persona ha di se stessa.
La paura dice: “Non ce la farai”. L’esperienza, invece, può cominciare a rispondere: “L’ho già fatto”.
È da qui che nasce un circolo completamente diverso. Una piccola azione genera una piccola conquista, la conquista aumenta la fiducia, la fiducia permette un passo successivo e ciò che sembrava irraggiungibile comincia lentamente a entrare nel territorio del possibile. Naturalmente serve una condizione essenziale: la volontà di provarci. Nessun coach, formatore o professionista può percorrere quella strada al posto di un’altra persona. Può accompagnarla, porre domande, offrire strumenti e prospettive, ma deve esserci dall’altra parte l’impegno a mettersi in movimento.
E proprio questo movimento, nel tempo, può produrre uno degli effetti più potenti: la scoperta di essere molto più capaci di quanto si pensasse. Quando una persona riesce finalmente a fare qualcosa che per anni aveva considerato impossibile, non conquista soltanto un risultato. Conquista una nuova immagine di sé.
È una vera e propria doccia di autostima e di benessere. Ci si sente più forti, più autonomi, più presenti nella propria vita. E quella sensazione non rimane confinata al singolo obiettivo raggiunto. Una paura superata rende spesso più semplice affrontarne un’altra, una scelta riuscita aumenta il coraggio di compierne una seconda, e lentamente può iniziare una vera fioritura personale.
Non perché tutto diventi improvvisamente facile, ma perché cambia il modo di stare davanti alla vita. Non si cerca più soltanto di evitare ciò che potrebbe andare storto. Si comincia a pensare che, qualunque cosa accada, sarà possibile affrontarla.
Ed è forse proprio questa la forma più profonda del coraggio: non vivere senza paura, ma imparare a riconoscerla, comprenderla e attraversarla senza permetterle di decidere al proprio posto. Un passo dopo l’altro, fino a scoprire che proprio oltre quella paura si trovava una parte di sé che aspettava soltanto di poter fiorire.
