Il gioco come eclissi della responsabilità non deve configurarsi per forza attraverso la sadica crudeltà, né attraverso la volontà demoniaca, che talvota restano le uniche ragioni per definire l’abisso della modernità: talvolta l’orrore si risolve nell’incapacità di pensare.
Nella misura in cui esistono persone per bene che compiono buone azioni senza stare a pensarci, con naturalità e senza secondi fini, così il male opera, talvolta, con nonchalance, per quanto assurdo possa sembrare.

Lo diceva, nel 1963, Hannah Arendt nel suo saggio dal titolo “La banalità del male”: qui la teorica della politica, giacchè non amava essere definita filosofa, sostiene che le peggiori atrocità, come l’Olocausto, non siano sempre commesse da sadici appunto, ma da persone ordinarie che rinunciano al pensiero critico, diventando meri burocrati conformisti, come Adolf Eichmann; Arendt descrive un uomo “banale”, privo di odio profondo, ma incapace di riflettere sulla moralità delle proprie azioni, obbedendo ciecamente agli ordini.
Cosa accade quando il pensiero abdica al calcolo e l’azione si riduce a una transazione finanziaria?

Si potrebbe addurre, molto semplicemente, che il male smette di avere un volto terrificante per assumere quello rassicurante di un’interfaccia digitale o il volto d’angelo di Shayne Coplan, creatore di Polymarket.
Polymarket non è semplicemente un mercato di previsioni, bensì l’esperimento definitivo della nostra epoca: la trasformazione dell’orrore e dell’incertezza in un asset scambiabile.
Qui, la realtà viene svuotata della sua sostanza morale per diventare un numero, una probabilità, una scommessa. È la burocratizzazione del caso, dove l’uomo non è più cittadino partecipe del mondo, ma spettatore che scommette, in buona o cattiva fede, sulla propria rovina e quella dei suoi simili.

Per comprendere Polymarket, dobbiamo guardare al suo creatore, un architetto del distacco; nato nel 1998, Shayne Coplan, il quale incarna, almeno simbolicamente, una cultura tecnologica che tende a privilegiare efficienza, scalabilità e prezzo rispetto alla deliberazione morale.
Cresciuto in una Manhattan che ha sostituito le agorà con i terminali di trading, Coplan ha iniziato a minare criptovalute a quattordici anni.
In lui non risiede il desiderio di distruggere, ma l’ambizione di ottimizzare, avanzare e monetizzare.
Abbandonando la New York University, egli ha applicato la logica della blockchain a quella che definisce l’efficienza informativa. Per Coplan, il mondo è un insieme di dati disorganizzati che solo il mercato può ordinare e, fondando Polymarket nel 2020, non ha cercato di creare un forum di discussione, ma un meccanismo dove la verità non emerge dal dialogo, ma dal prezzo in vetrina.
È la figura del tecnico puro: colui che costruisce la macchina perfetta senza mai chiedersi niente sulle conseguenze.

Ma come funziona questa piattaforma?
Concettualmente, Polymarket nasce dal grembo della finanza decentralizzata, ma a differenza dei bookmaker tradizionali, non esiste un’autorità centrale che decide le quote; esse sono determinate dalla “saggezza della folla”, se così si può dire.
Se il prezzo di un’azione per l’evento “scoppio di una guerra nucleare entro l’anno” è di 0,10 dollari, il mercato ci dice che c’è il 10% di probabilità che l’umanità scompaia. In effetti, il funzionamento è di una semplicità disarmante e, per questo, altrettanto terrificante: l’acquisto di una scommessa scatta quando l’utente compra quote sulla predizione di un risultato, quindi sul si o sul no; il sistema di predizione, l’oracolo, è decentralizzato e si chiama UMA, serve a convalidare l’esito nel mondo reale.
Qui, naturalmente, si parla di un funzionamento in block chain, visto che si tratta di decentralizzazione, e tutto funziona in crypto currency, precisamente lo USDC Coin, detto anche Stable Coin, senza la proof time e la proof of job, ma adottando i criteri di proof of stake.
Il Payoff: se lo scommettitore ha indovinato, riceve un dollaro, se invece ha sbagliato, la sua scommessa si azzera.
Quella di Polymarket è una storia di crescita esponenziale, culminata con le elezioni americane del 2024, dove miliardi di dollari sono stati scommessi sulla democrazia. La piattaforma si vanta di essere più precisa dei sondaggi, dimenticando che un sondaggio interroga un cittadino sulla sua volontà, mentre Polymarket interroga un giocatore sulla sua avidità.
Non sono mancate questioni legali e sospetti di manipolazione:
come ogni struttura che opera al di fuori dei confini dello Stato-nazione, Polymarket si è scontrata con la legge; La CFTC, cioè la Commodity Futures Trading Commission, ha multato la società di Coplan, costringendola a bloccare gli utenti americani, un blocco facilmente aggirabile tramite VPN, dimostrando la fragilità della legge sovrana di fronte alla fluidità della rete.
Emergerebbero poi sospetti più cupi: il “Wash Trading” e l’uso di informazioni privilegiate.
È evidente quindi sostenere che, quando si scommette sull’esito di un processo o su un attacco militare, chi detiene il potere ha il vantaggio ultimo e la fuga di notizie, controllata e gestita, è dietro l’angolo.
Guarda caso, L’ipotesi che una figura politica di rilievo, come Donald Trump durante il suo secondo mandato, possa influenzare i mercati predittivi è al centro di un acceso dibattito etico e legale proprio in questi mesi primi mesi del 2026.

E come potrebbe avvenire la manipolazione?
Ad esempio con l’effetto “Market Mover”, poiché ogni parola del presidente ha il potere di spostare i mercati: dichiarazioni su possibili attacchi militari o cessate il fuoco, come accaduto con i post su Truth Social riguardanti l’Iran ad aprile 2026, causano picchi immediati nel volume di trading su Polymarket.
Con gli Insider Trading e la cerchia ristretta: recentemente sono emersi sospetti di insider trading legati a conti che hanno piazzato scommesse massicce pochi minuti prima di annunci ufficiali del Presidente. Si sospetta che persone vicine all’amministrazione o con accesso a informazioni non pubbliche possano trarre profitto da queste oscillazioni; ne è un esempio il ciclo massiccio di scommesse sospette per $436.000 prima dell’annuncio di Trump sul raid contro Maduro.
Tra le varie altre cose, il conflitto di interessi della famiglia Trump è alquanto noto: lo stesso Donald Trump Jr. è un investitore e membro dell’advisory board di Polymarket; inoltre, la Trump Organization ha recentemente lavorato al lancio del proprio mercato predittivo Truth Predict.
Infine la strategia del “Caos”, poiché è bene ricordare che il disordine non è mai casuale: le dichiarazioni contraddittorie possono creare incertezza artificiale. Trump stesso ha definito il mondo un “casinò”, pur beneficiando indirettamente del settore tramite le attività della sua famiglia. Evidentemente, se così fosse, ci sarebbe del vorace opportunismo nella sua apparentemente demenziale e contraddittoria follia.

La trasparenza della blockchain è un’illusione ottica o comunque un bel mascheramento: vediamo la transazione, ma non il volto di chi la effettua; Il sospetto, pertanto, è che Polymarket non rifletta la realtà, ma la manipoli, permettendo a chi ha grandi capitali di influenzare la percezione pubblica attraverso il prezzo delle scommesse.
Sono tempi bui per l’umanità e l’etica del nulla sembra dominare, proprio grazie alla banalizzazione del male, fondata sulla scommessa sulla tragedia.
Su Polymarket si può puntare sulla durata di un assedio, sul numero di vittime di una pandemia o sulla probabilità di un attentato. Qui, la sofferenza umana diventa lucrabile e quasi innocente come il fantacalcio.
Cosi, scommettere sulla morte non è più un atto sacrilego, ma una strategia di “copertura del rischio” e per sbarcare il lunario con un bel gruzzoletto. Se si scommettesse che la propria città verrà bombardata e magari si vince, magar si useranno i soldi per fuggire. Che male c’è in fondo a camminare sui morti, senza fare pressione su un vero cadavere e senza sporcarsi le scarpe?
In questo ragionamento apparentemente logico risiede la perdita totale di umanità. L’uomo non cerca più di impedire il male, ma cerca di trarne profitto per mitigare la propria rovina, senza indignarsi e senza sentirsi in colpa.
Questa è la nuova banalità del male. Non richiede più un regime totalitario, ma solo uno smartphone e un portafoglio digitale. Il male non è più l’azione del carnefice, ma l’indifferenza dello scommettitore. É incredibile quanto il giocare come si stesse facendo la guerra e il fare la guerra come si stesse giocando trovino in questo macabro meccanismo un equilibriio perfetto.
Quando trasformiamo il destino altrui in un grafico, smettiamo di vedere i nostri simili come esseri umani, ed è orrendo. Essi diventano un “evento”, una variabile macroeconomica.
In conclusione, tutto ciò costituisce la perdita di un mondo comune e l’anatema di queste scommesse, lanciato come fosse una barzelletta, annienta il creato.
La politica, per come l’abbiamo intesa, è la costruzione di un mondo comune attraverso il discorso e l’azione, ma Polymarket distrugge questo spazio e sostituisce il dibattito del civico dissentire sulle ingiustizie con il verdetto del prezzo. Se la verità è solo ciò che il mercato è disposto a pagare, allora non esiste più una verità condivisa, ma solo una scommessa vincente.
Abbiamo creato un sistema in cui il pensiero è inutile. Non serve capire perché una guerra scoppia, basta prevedere quando accadrà per incassare il premio. Questa abdicazione dal giudizio morale è la forma più pura di nichilismo ideologico e tecnologico, la realtà aumentata del disprezzo per i valori e per l’umanità.
In questo mercato universale, l’unica cosa che non ha prezzo è proprio l’anima umana, che viene svenduta un centesimo alla volta, una scommessa dopo l’altra, nell’attesa banale della prossima catastrofe.
