Nell’Enciclica “Magnifica Humanitas” – dedicata al tema della custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale – Papa Leone XIV afferma che la scuola è chiamata a svolgere una funzione centrale nel dare forma e senso a un’epoca segnata da repentini e multiformi mutamenti. Tra questi, la transizione digitale. Se non è sapientemente gestita, rischia di alterare e corrompere la dignità umana. Si pensi allo stato attuale del lavoro, alle condizioni presenti di accesso ai servizi, alla gestione corrente dei dati e agli ambienti digitali ad oggi configurati. Basta poco per dedurre che non sono poche le dimensioni e i fattori incidenti sulla vita delle persone. La scuola può contribuire al discernimento sulle scelte giuste da farsi, realizzando quella che il Papa chiama “ecologia della comunicazione”, concorrendo in concreto a formare una nuova consapevolezza educativa sull’utilizzo corretto e critico di IA e degli strumenti digitali.
Si tratta di un processo complesso e avvincente che di fatto da tempo sollecita il personale scolastico – in primis i docenti, ma anche gli assistenti tecnici e amministrativi, insieme a direttori e dirigenti – affinché ci si aggiorni adeguatamente alla luce delle sfide lanciate da IA, facendo sì che la transizione digitale – di recente potenziata anche in ambito scolastico con la progettualità a valere sui fondi del PNRR – s’inveri nelle aule didattiche e nelle segreterie per realizzare la mission educativa e, quindi, garantire il successo formativo degli studenti.
La proposta di Papa Leone XIV parte da una considerazione: se è vero che la scuola è il luogo in cui s’invera ogni giorno il dialogo intergenerazionale nella comune ricerca della verità, proprio la scuola – nell’inquietudine diffusa a fronte dei nuovi scenari – è chiamata a formulare gli interrogativi insopprimibili sul senso della vita e sulla dignità di ogni persona. Il che significa saper argomentare la questione di IA alla luce delle istanze morali, culturali e religiose che inevitabilmente si fanno e disfanno in ogni dinamica educativa.
Secondo Papa Leone XIV, la scuola è chiamata ad accogliere tre “sfide improrogabili”. La prima è di natura sociopolitica ed attiene al diritto di accesso all’istruzione. L’equità, si sa, non è di questo mondo e lo si deduce ancora – purtroppo – da chi a scuola può andare e chi no. Mettiamola in forma di domanda: laddove le condizioni economiche delle famiglie non dovessero permettere l’iscrizione dei figli nelle scuole private, in quanti Paesi le risorse statali sono adeguate per sostenere il sistema scolastico pubblico?
La seconda sfida è di competenza pedagogica e concerne il ritmo dell’innovazione tecnologica e il ‘passo’ dell’offerta formativa. Bisogna capire, detto in soldoni, chi corre dietro a chi. Anche qui una domanda: il cambiamento in atto determina la crescita integrale degli studenti ed agevola davvero un uso responsabile, critico e creativo delle nuove tecnologie? L’accelerata e diffusa applicazione di IA esige il rapido ed incessante adeguamento anche delle attività scolastiche, da quelle didattiche e valutative a quelle amministrative. Soltanto la formazione continua del personale – nella prospettiva “life long learning” – può indurre il miglioramento: gli studenti non saranno soli se i loro docenti utilizzeranno IA come loro già fanno.
La terza sfida – la più ambiziosa, la più difficile – è di carattere intellettuale e sapienziale. Subito la domanda: quale scuola in quale società vogliamo? L’esorbitante disponibilità di informazioni produce spesso una conoscenza futile e frammentaria, sicché è alto il rischio di disumanizzare i saperi. La libertà interiore è minata dall’incapacità di connettere le conoscenze in un orizzonte di senso che orienti l’esistenza. La ‘ricetta’ del Papa: “Occorre promuovere una vera igiene dell’attenzione: ritmi che prevedano silenzio, studio approfondito, lettura, confronto ponderato.” Parole di un agostiniano che si mostra pragmatico al pari di un gesuita.
L’impresa è quella di sempre: tradurre i principi fondamentali in mete educative. L’istruzione è l’opera-chiave per farlo, attingendo forme e contenuti al patrimonio valoriale della cultura – europea ed occidentale, ma anche delle altre grandi tradizioni extra-atlantiche – in cui le intersezioni tra filosofia, scienze e religione hanno storicamente determinato (e talvolta pregiudicato) sintesi efficaci a fondamento della paideia greca, dell’institutio latina e della bildung tedesca che da Socrate a Goethe, da Comenio a Hegel, da Quintiliano a Maritain hanno nel tempo rivoluzionato l’arte universale di insegnare.
Papa Leone XIV rammenta che anche la Dottrina sociale della Chiesa Cattolica – nell’aprirsi incessante alle necessità delle famiglie e delle scuole, delle istituzioni pubbliche e delle comunità sociali – può contribuire a tessere un’alleanza educativa rinnovata.
Sobrietà e senso del limite; riconoscimento dell’altro e tutela dei diritti, promozione dell’ingegno e condivisione dei beni; libertà e responsabilità; senso della trascendenza e del bene comune. Sono solo alcune componenti di un rinnovato paradigma educativo che può essere praticato a scuola nel tempo di IA per arginare – richiamando l’indovinata diagnosi di Charles Taylor – l’individualismo, l’eclisse dei fini e la perdita della libertà politica che hanno provocato il disagio della modernità.
Chiude Papa Leone XIV, senza mezzi termini: “La scuola non è chiamata a inseguire la velocità del mondo digitale, ma a offrire ciò che il digitale da solo non può dare: tempo condiviso per apprendere e relazioni affidabili.”
Un’esortazione cristiana di ampio respiro umanistico che, a dirla tutta, potrebbe star bene sulle labbra di un Seneca post-moderno, per ricentrare tanto la missione quanto l’autonomia scolastica. Una verità che non può non trovare eco e accoglienza in una scuola laica e pluralista.
